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Metropolis

Forse la più famosa fra le prime opere del maestro Tezuka (autore fra l’altro di Astro Boy e Black Jack), Metropolis ha affascinato intere generazioni di mangaka con la sua visione al tempo stesso affascinante ed inquietante del futuro del genere umano. Una società ipertecnologica, dove il progresso della scienza non ha saputo risolvere il problema alla radice di guerre e conflitti: le ingiustizie e le disuguaglianze fra un uomo e un altro uomo, fra un uomo e un robot. Nell’enorme città di Metropolis “vivono” infatti migliaia di robot, la forza lavoro di un mondo completamente automatizzato, soggetti per legge privi di un Nome, ma non per questo privi di una coscienza, di desideri e aspirazioni del tutto “umane”. La stessa follia di governanti senza etica né morale, che ha portato gli uomini a sfidare il Cielo erigendo un’enorme torre simile a quella dell’antica Babilonia (forse destinata a fare la stessa fine?) ha generato una società dove i ricchi vivono negli agi dei settori più puliti e controllati della città, mentre alla povera gente, privata del lavoro ora svolto efficientemente dalle macchine, non rimane che rifugiarsi in bassifondi senza legge, tana di criminali e sovversivi. Quello che avete sotto gli occhi è il recentissimo film d’animazione tratto dal capolavoro fantascientifico dello scomparso Osamu Tezuka, che, risalente a circa 50 anni fa, non poteva che essere portato sul grande schermo da coloro che per anni collaborarono con lui e vengono considerati i suoi eredi spirituali, responsabili di capolavori come ‘Akira’, ‘Harmagedon’, ‘La Spada dei Kamui’ e la serie animata di ’Capitan Harlock’. Stiamo parlando di Rin Taro e Katsuhiro Otomo, rispettivamente regista e sceneggiatore di Metropolis. I quali, nonostante la grande licenza creativa che si sono presi nel trasporre in animazione l’opera di un altro autore (addirittura contrario all’idea quando era in vita), manipolando situazioni e personaggi e inserendone di nuovi, sono comunque riusciti a catturare e riprodurre quel “sense of wonder”, quelle sensazioni di grandiosa, inutile, effimera e schiacciante magnificenza che Tezuka trasmetteva sulle sue tavole quando disegnava i torreggianti grattacieli di Metropolis. Un’ambientazione affascinante che amalgama la fantascienza moderna agli ingenui luoghi comuni sulla tecnologia del futuro propri dello scorso secolo, ma che proprio per questo suo anacronismo ispira un “estraniamento” dalla realtà, molto superiore rispetto alle moderne serie di fantascienza, perfettamente verosimili che proprio per questo lasciano poco spazio all’immaginazione. Di fatto Metropolis è un’opera che non va incontro ai gusti di tutti, a partire dal character design che ricalca fedelmente il tratto di Tezuka, sicuramente poco attraente per pubblico più giovane. Viceversa l’uso massiccio della Computer Graphic potrebbe far storcere il naso proprio agli appassionati più attempati che si aspettano di trovare in Metropolis un anime della “vecchia scuola”, scevro dalle contaminazioni digitali che hanno dato origine ad orrori come ‘Blue Submarine N°6’. In realtà Metropolis è un prodotto assolutamente attuale, che all’esperienza di leggende viventi come Otomo e Rin Taro, affianca il talento e la bravura degli animatori e dei grafici dello studio MAD HOUSE: il risultato è é assolutamente impeccabile e lo stesso uso innovativo della CG (che pur non integrandosi con le immagini bidimensionali, è stata impiegata colorando a mano ogni singolo poligono!) dà origine a quadri di rara bellezza. Insomma Metropolis potrà piacere o meno al suo pubblico, ma non può in alcun modo passare inosservato.

Uscita: gia in vendita     


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